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Blockchain nel settore alimentare: quali prospettive?



Nelle scorse settimane la catena di supermercati statunitense Walmart ha annunciato che richiederà a tutti i propri fornitori di verdure a foglia verde il caricamento dei propri dati sulla blockchain entro settembre 2019 allo scopo di migliorare la tracciabilità.

Walmart ha lavorato con IBM per l'utilizzo della blockchain allo scopo di contenere problematiche di sicurezza alimentare, individuando una serie di soluzioni da implementare nel prossimo futuro grazie all’utilizzo di tale tecnologia.

Nel caso specifico, Walmart aveva constatato che numerosi processi manuali rendono tuttora difficile e lenta la tracciabilità, come è accaduto la scorsa primavera nel caso della lattuga contaminata da E. Coli.

Attraverso la blockchain, Walmart renderà più rapido, trasparente e completamente digitale il processo di acquisizione dei dati. Ogni nodo della blockchain che gestisce l'alimento in uno specifico passaggio e fino alla distribuzione finale inserirà i propri dati, così da rendere più facile e veloce il controllo e l'individuazione precisa di eventuali contaminazioni.

Walmart utilizzerà allo scopo la piattaforma IBM Food Trust.

Nei giorni scorsi anche Carrefour ha annunciato che a breve oltre 12.000 punti vendita in 33 paesi si doteranno della blockchain grazie a IBM Food trust

Blockchain: che cos’è?

Conosciuta grazie alla diffusione delle criptovalute, la blockchain è un database crittografato e distribuito che consente la gestione di transazioni di qualsiasi genere secondo un principio paritario di condivisione e validazione da parte di tutti i nodi della rete.

In tal senso si tratta di una tecnologia basata sul concetto di informazione distribuita. Ogni transazione registrata sulla blockchain viene condivisa e validata da tutti i nodi della rete, assicurando la completa tracciabilità delle operazioni effettuate.

Il modello su cui si basa la tecnologia sfrutta i concetti di firma digitale e timestamp (marca temporale).

La firma digitale è funzionale all’identificazione di mittente e destinatario della transazione, attraverso una chiave digitale univoca per ogni soggetto che opera nella blockchain.

La marca temporale, invece, associa una data e un’ora alla transazione, in modo che la stessa, una volta eseguita, non possa essere modificata o annullata.

Blockchain nel settore alimentare

Usando la blockchain per transazioni verificate, gli operatori della filiera possono rapidamente rintracciare le informazioni alla fonte in pochi secondi, invece che in giorni o settimane. A differenza dei database tradizionali, le caratteristiche della blockchain e le possibilità di autorizzazione nell’uso dei dati, consentono ai membri della rete di ottenere un nuovo livello di informazioni attendibili.

Tra gli aspetti positivi individuati, la blockchain determinerebbe:

  • maggiore trasparenza e fiducia da parte dei consumatori,

  • un’accelerazione delle indagini sui cibi contaminati, fornendo informazioni sulle condizioni e il percorso che il cibo ha fatto;

  • una corretta determinazione della durata di conservazione, riducendo le perdite dovute al deterioramento;

  • maggiori difficoltà a porre in essere frodi alimentari.

Solo opportunità?

Dove vi sono opportunità, tuttavia, vi sono anche rischi e la blockchain non ne è esente.

In primis un’eccessiva trasparenza potrebbe diventare un danno per la concorrenza e uno strumento di pressione eccessiva a scapito di produttori e trasformatori.

In secondo luogo la carenza di un quadro giuridico definito rende difficilmente risolvibile la soluzione di eventuali contenziosi che dovessero insorgere a fronte dell’utilizzo della tecnologia.

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